Oggi un anno fa

apr 3, 2014 by

Oggi un anno fa

Andrea ha avuto finalmente un contratto da filmaker, a Presa Diretta, e lavora come un pazzo. Susan ha appena scritto un libro e se n’e andata a vivere  a Gerusalemme.. Elio si è ritirato in alta montagna e s’industria a fabbricare saponi naturali. Io sto al TG1 e ancora non ho capito se si tratta di una promozione oppure di una punizione. Un anno dopo, eccoci qui. E niente o quasi è come prima.

Non so se l’esperienza di un sequestro di persona durato 11 giorni, in un Paese in guerra e ad opera di un gruppo affiliato ad Al Qaeda,  sia assimilabile – per un giornalista – all’esperienza conradiana di un giovane che si accinge ad attraversare la sua, personale linea d’ombra. Certo è che impari, ritrovandoti per la prima volta dall’altra parte della barricata, quanto possa essere inutile e effimero il circo dei mass media. Che finge di interessarti a te ma in realtà cerca l’audience – oppure i click – e non vede l’ora di poter tornare in redazione, a scrivere o a montare il pezzo. E’ capitato anche a me e purtroppo so come funziona. Ma quando stai dall’altra parte vedi improvvisamente le cose da una prospettiva diversa. E se hai ancora una briciola di umanità, provi un po’ di sana, catartica vergogna.

Andrea mi diceva che adesso, mangiando una mela, se la gusta molto di più. Perché da sequestrati non abbiamo mai consumato lauti banchetti. Susan mi diceva  che finora aveva parlato del nostro sequestro come di una esperienza esterna, oggettiva, e solo scrivendo il suo libro era riuscita ad interiorizzarla e ad elaborarla. Elio, l’amico di tante avventure, mi ha detto solo: “Siamo stati fortunati. Non c’è altro da aggiungere”. Tutto questo non passerà mai attraverso un’intervista, non arriverà mai al cuore di un lettore e, soprattutto, di un telespettatore. O almeno non con la stessa intensità di adesso. Il che vuol dire che avevano ragione gli stregoni africani con cui ho convissuto per anni, quando dicevano: “Guarda che questa scatola magica – vale a dire la  Tvti ruba l’anima“.  

Ancora due cose, che però non mi paiono affatto marginali: 1) Nell’anniversario del nostro sequestro – e in occasione dell’uscita del libro di Susan – pochi ricordano che il progetto per cui all’epoca siamo andati in Siria si intitolava, non a caso “Silenzio, si muore”. E’ passato un anno e purtroppo non è cambiato niente, anzi i morti sono arrivati a 150 mila e i media internazionali hanno praticamente smesso di coprire questa carneficina: 2) Prigioniero in Siria, da ormai nove mesi, c’è un uomo di pace e di dialogo, Padre Paolo Dall’Oglio, a cui la rivoluzione siriana deve tanto e che deve assolutamente, al più presto, tornare fra noi.

Ho detto tutto quello che oggi mi passa per la testa. E sono contento di poterlo dire.

{lang: 'it'}

3 Comments

  1. Renato Vignali

    Ciao Amedeo siamo i gentoridi Andrea e volevamo darti tutta la nostra condivisione alla vostra vicenda ..È un anniversario di stati d’animo per noi, di attesa scandita da telefonate, di forti timori, di grande gioia ..ma da allora in effetti la tolleranza alla televisione e ai format televisivi e’ pressoché nulla .Ti salutiamo e ci auguriamo di poterlo fare di persona un giorno

  2. Teo

    Lo scorso agosto un proiettile mi ha centrato al fianco sinistro, mentre scattavo il repulisti di Rabaa, al Cairo. E si, qualche domanda te la fai, quando ti trovi dall’altra parte del bancone e non sai bene come andrà a finire. Dopo otto mesi, mille analisi e mezzo rene in meno, non so più se in quei posti ci andiamo per fare qualcosa di buono, o se invece finiamo solo per raccontarcela tra noi. Non so se sia la gente e non capire o se siamo noi che non ci sappiamo spiegare o se in fondo non gliene freghi niente a nessuno ormai. Mi sfiora il pensiero che a volte nemmeno vedere coi propri occhi è abbastanza per capire davvero… io non ho realmente capito fino a quel momento, temo. Al di là della crisi etica ed economica del mondo giornalistico, non so bene come si possa spiegare la quotidianità di determinate tragedie a chi sta così lontano, se si possa fare o meno qualcosa per cambiare le sorti di un conflitto. Continuo a domandarmelo, e tornerò a provarci, forse. Ma davvero il grande piccolo circo dei mass media è stata una grandissima delusione, una volta faccia a faccia con le dinamiche che lo governano. Però mi ricordo bene di “Silenzio, si muore”, sai? Tieni duro e continua a lavorare così : sei uno dei pochi esempi di buon giornalismo rimasti in questo paese, ed èun piacere seguirti.

    • admin

      Grazie, Teo, grazie di cuore. Sapevo di te e della tua disavventura. E mi fa piacere che fra i giornalisti ci sia ancora chi, come te, si interroga sul SENSO di questo mestiere. Quando ero giovane mi vantavo di essere giornalista, ne andavo fiero. Adesso non più.

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>