On the road

giu 17, 2012 by

On the road

E’ da un po’ di tempo che mi ritrovo a curiosare nel mondo variegato dei travel blog, i cosiddetti blog di viaggio, italiani e non solo. Senza però appassionarmi più di tanto. Anzi, confesso che mi sono quasi sempre annoiato. Come quando, tanti anni fa, gli amici ti invitavano a cena e poi, a tradimento, ti costringevano a guardare le diapositive delle loro ultime vacanze, ammorbandoti per di più con tutti i dettagli. Una tortura, che solo chi l’ha subita può capire. Per fortuna oggi, avendo letto su Repubblica un’anticipazione dal primo e finora inedito romanzo di Jack Kerouac,  Il mare è mio fratello, ho capito da dove nasce questa mia piccola idiosincrasia e perchè non ha alcun senso curarla se non con l’omeopatia, vale a dire viaggiando.

Quello che detesto sono inannzitutto quelli che vogliono darmi a tutti i costi dei consigli, anche quando non richiesti. Saranno o no cazzi miei se non so fare correttamente un nodo d’arresto oppure se mi perdo per pigrizia quel baretto sul Bosforo dove la vista è incantevole e il rapporto prezzo-qualità a dir poco straordinario? Per carità, sia sui portali che vanno per la maggiore – ad esempio, Travelblog, Tripadvisor o similaria – sia sui vari Forum di Viaggio che crescono come funghi- da Turistipercaso a Zingarate.com - si trovano anche un sacco di notizie utili, dagli orari di un treno in Siberia che si credeva soppresso al modo più sicuro per non perdersi con una 4×4 nel mare di sabbia del Sahara. Ma se è vero – ed è vero -che la ricchezza delle informazioni a disposizione oggi accresce oggettivamente le nostre possibilità di spostarci da una parte all’altra del mondo, è vero anche che finisce per uniformarle tutte, omologandoci un po’ tristemente e riducendo i nostri progetti di viaggio alla triste compilazione di una pagina di calcolo di Word Excel. Viaggiare non è solo logistica. E non mi si vengano a vantare le virtù dei presunti viaggi d’avventura – quelli proposti da Avventure nel mondo ed altri: i gruppi che ho incontrato io erano solo un coacervo di bancari camuffati da turisti-per-caso e a caccia di emozioni a buon mercato, con la testa farcita di bignamini etnologici e di carte Michelin.

Restano i blogger, che però si stanno facendo sempre più furbi. Vogliono cioè monetizzare la loro voglia di viaggiare e sono perciò, secondo me, sempre più disposti, a compromessi. Occhio perciò agli alberghi, ai ristoranti e ai percorsi consigliati, perchè sempre più spesso potrebbero essere suggeriti da Aziende di Soggiorno, società di marketing oppure uffici-stampa, che offrono magari soggiorni gratuiti in cambio di benevole recensioni. Naturalmente, ci sono le eccezioni. Chiunque abbia un progetto di viaggio che sia più o meno interessante e riesca a farselo pagare, mantenendo però la propria indipendenza e correttezza nei confronti dei propri lettori, è il benvenuto fra le mie letture. Nell’attesa non mi resta che leggere il grande  Jack Kerouac, anche perchè pochi travel blogger danno le emozioni non edulcorate nè posticcie che dava lui:

“Alle tre in punto, erano sul ciglio della strada vicino a Bronx Park;  le auto sfrecciavano via sollevando verso i loro volti calde nuovole di polvere. Bill era seduto sulla valigia mentre l’impassibile Wesley selezionava le auto con occhio esperto allungando il pollice. Il primo passaggio non fu più lungo di un miglio, ma li lasciarono in un punto strategico sulla Boston Post road. Il sole era talmente caldo che Bill propose una sosta ; a una stazione di roifornimento si scolarono quattro bottiglie di coca Cola. Bill fece tappa ai servizi sul retro. da qui vide un prato e una frangias di arbusti che fumavano nel sole di luglio. Finalmente era partito…”. 

 

 

 

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4 Comments

  1. Elettrix

    Ciao Amedeo,
    ho letto il tuo articolo con interesse e sono lusingata per essere stata citata (anche se nel male) da una persona del tuo calibro. Mi incuriosisce sapere come sei arrivato al mio sito personale (chissà quali persone abbiamo in comune?) e soprattutto mi fa capire come bisogna fare attenzione a ciò che si scrive e a come lo si scrive. E a questo concetto si ricollega il mio pensiero. Non so se hai navigato più a fondo nel mio sito e hai scoperto che anche io ho un blog di viaggi. Da travel blogger ti rispondo che è vero che vogliamo monetizzare, ma ciò non vuol dire che la qualità di ciò che si scrive venga meno. Certo è che non tutti i travel blogger hanno un’etica. Se io ho un pubblico che mi segue, devo cercare di essere onesta e suggerire per il meglio i miei lettori. Non devo parlarne bene perché in cambio ottengo una “ricompensa”. La sincerità paga soprattutto nel lungo termine. Riguardo ciò che pensi dei siti dove si parla di viaggi, non ho capito cosa vuoi dire. Chi è che vuole dare consigli a tutti i costi? Ti ringrazio in anticipo per la tua risposta.

    • admin

      ciao. Non è vero che ti cito in “negativo”. Ho anzi linkato quel tuo post perchè poneva esplicitamente un problema che altri vorrebbero risoltvere senza parlarne con i loro lettori, vale a dire in maniera scorretta o quanto meno non trasparente. Anch’io in questo blog parlo dei viaggi che faccio – la rubrica si chiama non a caso “CHE CI FACCIO QUI? – segnalando quello che di volta in volta mi colpisce. Ma non c’è niente di “commerciale” in tutto ciòc, c’è semmai la voglia di comunicare un’emozione, una curiosità, un mio modo di guardare alle cose del mondo. Quanto ai “consigli di viaggio” mi riferisco ai vari blogger che pensano di stare in un reality-show in stile L’ISOLA DEI FAMOSI – sono soprattutto gli americani, devo dire – e che tendono ad esasperare la “filosofia” del viaggio fino a raccontarci i dettagli più insignificanti della loro vita errabonda, da come si pianta una tenda sul ghiaccio dell’Alaska a come cavarsela con le zanzare sul Mekong. Alla fine, comunque, hai ragione tu: conta la “qualita’” della scrittura. Chi ha questo dono può parlare di tutto, mentre chi non ce l’ha, anche quando parla di cose interessantissime, finisce per annoiare..

  2. parole sante…..non ci resta che viaggiare ancora!!!

  3. Elettrix

    Meno male :)
    Adesso ho capito perfettamente il tuo punto di vista.
    Sì in effetti ho tirato fuori un argomento scottante e spero di non aver dato il via ad una “rivolta” dei travel blogger, perché dopo il mio in tanti ne hanno parlato e scritto. Magari non mi sono accorta che già ne stavano parlando :)
    Noi con Il Turista Informato abbiamo iniziato perché mancava quell’informazione necessaria per organizzare il viaggio. Infatti uno dei nostri post più letti è “Come fare il passaporto ordinario”. Se cerchi in rete questo tipo di informazioni, potrai notare che in pochi travel blogger parlano di questi argomenti. Invece secondo me sono fondamentali per viaggiare in modo consapevole.
    Riguardo la qualità dello scrivere, lo penso perché anche io stavo cadendo un po’ nella impersonalità dell’articolo e mi sono resa conto che il blog lo fa il blogger. Quindi via libera alle proprie impressioni (negative o positive che siano) anche quando il post è sponsorizzato.
    Piacere di averti conosciuto (digitalmente).

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