Padre Coraggio

mag 15, 2012 by

Padre Coraggio

Da tempo e’ sulla black-list del regime. E questo gli e’ costato prima un decreto di espulsione, in novembre  - per fortuna non eseguito, grazie alla mobilitazione in Rete – e poi, in febbraio, un assalto al suo eremo, devastato da un manipolo di bravi, armati e a volto coperto. Ma lui non molla. Forse perche’ e’ un contadino – come ama ripetere – cocciuto come un mulo. O forse perche’, dopo quarant’anni passati da queste parti, la Siria gli e’ entrata nel cuore; e vederla lacerata com’e’ oggi non gli da’ pace e lo spinge all’azione.

Lui e’ Padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita romano che si e’ innamorato dei ruderi dell’eremo di Deir Mar Musa, nel 1982, e pietra dopo pietra l’ha rimesso in sesto, installandovi una comunita’ monastica assai popolare fra i siriani, perche’ si dedica   da sempre al dialogo inter-religioso, fra cristiani e musulmani e fra cristiani di confessioni diverse. Le proteste popolari iniziate nel marzo del 2011 l’hanno portato in prima linea, a fianco dei giovani e dei cittadini che chiedevano liberta’ e democrazia, creando non pochi mal di pancia in Vaticano e alla Farnesina. Eppure, Padre Dall’Oglio, e’ stato fra i primi a paventare il rischio di una guerra civile. Ed ha anche avanzato, con lucidita’ e grande  pragmatismo – da bravo gesuita, verrebbe da aggiungere - soluzioni politiche che non erano affatto campate in aria, nella complessita’ – lui preferisce parlare di opacita’ – del quadro geopolitico, interno ed esterno, che condiziona la crisi siriana. Gli spazi per il dialogo si assotigliano, pero’, giorno dopo giorno. ” Devo fare uno sforzo – ci dice - per essere ancora ottimista e lasciare spazio alla speranza. Temo che la deriva cui si e’ arrivati possa essere inarrestabile“. In realta’, dietro il suo lucido pessimismo fa sempre capolino l’ottimismo della volonta’. Nei giorni scorsi Padre Paolo e’ stato chiamato a far da mediatore in una cittadina dilaniata dagli scontri fra cristiani e musulmani. E non si e’ tirato indietro, coinvolgendo i caschi blu dell’ONU nel processo di pacificazione e provando a convincere tutti che l’unica cosa ragionevole era deporre le armi.

“Ho chiesto per mesi l’intervento della comunita’ internazionale qui in Siria  - racconta – ed ho invocato un numero biblico di caschi blu, perche’ ne servirebbero 50mila e non 300. Adesso che l’ONU e’ qui sono contento, perche’ e’ come se si fosse realizzato un sogno. Dico pero’ che non basta. Non bisogna cioe’ fermarsi a meta’ del guado. Il mondo deve scegliere con chiarezza la strada che possa dare un futuro alla Siria. Un futuro che non puo’ prescindere dalle legittime aspirazioni alla liberta’ e alla democrazia.”

N.B. La video-intervista a Padre Paolo Dall’Oglio e’ sul sito www.lastoriasiamonoi.rai.it/siria ed e’ la IV Puntata di SULLA VIA DI DAMASCO. Diario dalla Siria in guerra.    

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2 Comments

  1. l’avevo conosciuto anni fa durante un soggiorno a Der mar Mousa, luogo straordinario per intensità e caparbietà nel promuovere un dialogo tra le diverse religioni…Lui è a immagine del luogo che ha creato…

  2. i cristiani credibili i cristiani che non fanno notizia….santi e battaglieri.

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