Piccolo Grande Uomo

giu 5, 2012 by

Piccolo Grande Uomo

Lo confesso subito, così mi levo il pensiero e faccio penitenza: questa storia avrei tanto voluto raccontarla io. Perchè è una storia straordinaria, che racchiude in sè molti ingredienti di cui la mia passione di narratore per immagini si è sempre nutrita: un personaggio spendido e al di fuori del comune, un contesto suggestivo e ben radicato nell’immaginario collettivo, un angolo visuale inedito e dai risvolti multipli, una forza emotiva che va dritta al cuore del telespettatore ed a cui non c’è verso di sottrarsi. C’è insomma tutto quello che serve per mandare in trance un cacciatore di storie,  spingendolo a dare il meglio di sè, nella direzione indicata dallo scrittore messicano Paco Ignacio Taibo II“Quando hai una storia per le maini, la prima cosa che devi fare è lasciartela entrare nel sangue e seguirla fin quando la puoi raccontare. Poi devi raccontarla in modo tale che nessuno la possa dimenticare”.

La storia è quella di Angelo Licheri, il volontario che nell’aprile 1981 si calò senza pensarci due volte per più di 60 metri e per oltre 40  minuti nel maledetto pozzo in cui era finito il piccolo Alfredino Rampi, riuscendo a toccarlo, a bacirlo e a parlarci, senza però riuscire a salvarlo, per una beffa del destino. Un dramma nel dramma, una storia nella storia, in una vicenda passata ai posteri come “la tragedia di Vermicino”, che tenne tutta l’Italia attaccata alla tv e con il fiato sospeso per 18 ore di fila, grazie ad una diretta-fiume, la prima nella storia della Rai. Adesso la storia di Angelo Licheri è raccontata in un bel documentario di Fabio Marra, L’angelo di Alfredo, che ha il  pregio di restituirci in tutta la sua unicità quel nobile gesto e quell’avventura, accendendo finalmente i riflettori su un uomo piccolo come uno scricciolo ma dal cuore grande come una casa.

Angelo infatti non era uno speleologo nè tanto meno un operatore della Protezione Civile. Più semplicemente, fu colpito come tutti dalle immagini che arrivavano da Vermicino, e volle però a tutti i costi rendersi utile, mettendo a disposizione della famiglia Rampi le uniche risorse di cui disponeva: la sua taglia piccola, il suo cuore e il suo coraggio. Alla moglie disse che andava a comprare le sigarette; mentre in realtà correva sul luogo del tragedia, dove riuscì prima ad eludere tutti i controlli e poi a convincere i vigili del fuoco e i tecnici che gestivano i soccorsi a farsi calare nel pozzo. Sessanta metri a testa in giù, legato ad una corda, in un cunicolo dove Angelo con le sue spallucce entrava a malapena, e dove – per superare le strettoie – c’era solo un modo per andare avanti: farsi issare un po’ più in alto e poi farsi ributtar giù di colpo, facendosi perciò scuoiare dalla roccia per perdere i centimetri di troppo che aveva su spalle, braccia, anche  e gambe. Così metro dopo metro, minuto dopo minuto, fin all’incontro con Alfredino, già in stato di incoscienza, sporco di fango e rantolante. Angelo lo pulisce, lo coccola e cerca di rassicurarlo, ma non riesce a imbragarlo con la fettuccia che gli hanno dato, perchè non c’è modo di fargliela passare attorno alle spalle. Alla fine deve rinunciare e farsi riportare sù, dove resta esanime per una buona mezz’ora prima di essere trasportato in ospedale. 

“Come hai fatto ad andar giù? Non hai avuto paura?” – ho chiesto ad Angelo, al Bellaria Film Festival, dove il film su di lui è stato presentato. “No – mi ha risposto – Era come se una calamita mi attirasse giù. E non c’era verso di opporsi”.  In quel pozzo di Vermicino Angelo  ha lasciato un pezzo del suo cuore, perchè il mancato salvataggio del piccolo Alfredo lo tormenta ancora, a distanza di trent’anni. Per fortuna però ha un cuore grande. Di cui continua a farci dono, senza pensarci due volte.

N.B. La foto di Angelo in copertina è di Maurizio Carta.

{lang: 'it'}

3 Comments

  1. cassius

    Hai sbagliato a scrivere il nome: NON E’ PACO IGNATIO TAIBO II, ma PACO IGNACIO TAIBO II!!! Sei pregato di correggere…please.

  2. Giovanni Raga

    Volevo solo approfittare dell’ occasione per porgere un saluto a quel piccolo “G R A N D E Angelo” e dirti che il tuo gesto rimarrà per sempre scolpito, non solo nei nostri occhi, ma anche nei nostri cuori. Forza Angelo!!! …persone come te ne nascono una ogni “centanni” …averti conosciuto, “se pur in occasione di qualche fugace pranzo”, mi rende ancor più orgoglioso, sia come uomo sia come conterraneo. Ciao Angelino!!!….Un forte abbraccio. G.Raga.

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>