Più informazione, meno spettacolo

gen 14, 2013 by

Più informazione, meno spettacolo

Gli rimbalzano, a Michele Santoro, le critiche che sono arrivate in questi giorni sul modo in cui è stato organizzata e poi gestita la puntata di Servizio Pubblico che ha avuto come ospite il suo arci-nemico Silvio Berlusconi. E ci mancherebbe. Dall’alto infatti dei suoi ascolti – 33,6% di share, mi pare, con quasi 9 milioni di telespettatori – può fottersene alla grande: dei critici televisivi, dei commentatori politici e anche dei suoi storici fan un po’ delusi. Perché la sua trasmissione non solo è riuscita, ma si è confermata l’arena più appassionante della nostra tele-politica. Le chiacchiere, perciò, stanno a zero.                       

Fra le critiche più spuntate ci sono quelle piovute da sinistra – leggi qui, ad esempio - secondo cui ci sarebbe stato una sorta di “tradimento” da parte di Santoro, che avrebbe, non si capisce bene se per ingenuità o per supponenza, “tirato la volata” a Berlusconi. Ma quando mai?  Santoro ha fatto quello che, da sempre, sa fare meglio: l’animale televisivo, il tele-tribuno. E l’ha fatto, come sempre, benissimo. E allora, possibile che solo adesso ci si accorga del suo narcisismo, del suo format pietrificato e della necessità di un faccia-a-faccia in grado di ristabilire la verità delle cose?  Ma come? Quello di giovedì sera era, più o meno, lo stesso “format” con cui Santoro ed il suo gruppo hanno costruito la loro fortuna negli ultimi anni: i servizi filmati erano a tesi, gli interventi da studio poco incisivi e molto “ad effetto”, e su tutto e su tutti troneggiava lui, il tele-predicatore. Chi lo critica oggi l’ha osannato in passato, quando c’era da passare nel tritacarne questo o quel politico, senza alcun contraddittorio vero. Nessuno però se ne lamentava, anzi. Non si capisce quindi perché lo si voglia scaricare adesso, solo perché Santoro ha trovato qualcuno che a far televisione è più bravo di lui. Capita. E bisogna farsene una ragione.

Ci sarebbe semmai da interrogarsi sul format. Sui limiti, cioè dei talk-show, che sono sempre meno vincolati alle regole del buon giornalismo e sempre di più a quelle dello spettacolo. Al secondo e non al primo sono funzionali infatti la scelta degli ospiti, il ritmo della trasmissione, la sua scaletta. Un rito logoro, al quale il tele-spettatore assiste spesso non per avere informazioni ma conferme alle proprie idee (e per divertirsi un po’). Che è poi quanto successo giovedì sera. A sinistra, immagino, ci si voleva divertire di più con Berlusconi trascinato nella polvere. E invece è finita con Berlusconi sugli altari. Pazienza, era solo una partita. Pensiamo semmai a cambiare le regole.

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1 Comment

  1. Riccardo

    Credo che l’analisi fatta sia impeccabile, ma evidentemente se qualcuno ha rinfacciato a Santoro di aver rilanciato Berlusconi, vuol dire che si aspettava un risultato da Santoro. Una prestazione superiore, da animale “mandato” sul palco. C’è da immaginare quindi il legame a doppio filo che lega chi fa politica e chi fa comunicazione, e vedere ogni giorno il risultato agghiacciante per la nostra informazione, per noi, il pubblico, continuamente tirato per la giacchetta – quando dice bene, se non proprio raggirato con l’inganno, come molto spesso succede.

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