Qualche domanda sulla Libia

ott 19, 2011 by

Qualche domanda sulla Libia

La settimana prossima il Governo italiano riferirà in Parlamento sulla nostra partecipazione alla missione della Nato in Libia. Una missione che dal 30 settembre non ha alcuna copertura, nè finanziaria nè costituzionale, ma che ci vede ancora impegnati, come ribadiscono gli ultimi comunicati dello Stato Maggiore della Difesa. In vista di tale discussione – da cui immagino dipenda il rifinanziamento della missione – e alla luce dei più recenti e drammatici sviluppi della situazione militare, non mi dispiacerebbe che Governo e Parlamento rispondessero ad alcune domande: 

1) Nelle battaglie per la presa di Sirte e Bani Walid la popolazione civile, stando a tutte le testimonianze raccolte dalla stampa internazionale, stava dalla parte dei lealisti e non dei ribelli. A Sirte ha lasciato entrare i ribelli in città per poi attaccarli. A Bani Walid ha aiutato i combattenti pro-Gheddafi per settimane. Inoltre, in entrambe le città i civili sono in ogni caso fuggiti, proprio per evitare di finire nelle mani dei ribelli. Eppure, la Nato non ha lesinato il proprio appoggio alle truppe del CNT, supportandole tutti i giorni sia con il sorvolo aereo che con il lavoro di intelligence, in alcuni casi anche con bombardamenti mirati. Il risultato è che le due città sono ridotte a un cumulo di macerie. E allora mi chiedo:  COME SI CONCILIA QUESTO SUPPORTO CON LE RISOLUZIONI DELL’ONU (n. 1970 e n. 1970), CHE IN REALTA’ HANNO AUTORIZZATO LA MISSIONE DELLA NATO  SOLO A PROTEZIONE DEI CIVILI MINACCIATI DALLE RAPPRESAGLIE DI GHEDDAFI E DEI SUOI SOLDATI?  ERA ED E’ LECITO AIUTARE UNA DELLE DUE PARTI BELLIGERANTI, CAMUFFANDO QUESTA INGERENZA COME INTERVENTO UMANITARIO’?  

2) L’appoggio al CNT di Bengasi è stato motivato in nome della libertà e della giustizia, valori ai quali i “ribelli” di Bengasi hanno sempre detto di ispirarsi, fin dall’inizio della sollevazione contro Gheddafi, il 17 febbraio scorso. In realtà, sono ormai diversi mesi che le principali organizzazioni umanitarie denunciano sistematiche e non episodiche violazioni  dei diritti umani, regolamenti di conti, torture e pratiche incompatibili con tali valori. L’ultimo allarme l’ha lanciato Amnesty International, il 13 ottobre, a conclusione di una lunga inchiesta sul terreno, che non lascia spazio a dubbi. E’ il caso perciò di interrogarsi a fondo e di chiedersi se il fine (sbarazzarsi di Gheddafi) giustifica i mezzi. Come hanno fatto gli analisti di Foreign Policy. ’E allora chiedo, ai rappresentanti del Governo ma anche dell’opposizione, che la missione in Libia l’hanno votata e difesa: COME SI GIUSTIFICA L’ APPOGGIO INCONDIZIONATO CHE DIAMO AL CNT?  E  COME MAI IN NESSUNA OCCASIONE SI E’ LEVATA UNA VOCE UFFICIALE PER DIRE BASTA A TALI VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI? ABBIAMO FORSE DECISO CHE LA GUERRA SPORCA LA FACCIAMO FARE AGLI ALTRI, CON LA NOSTRA BENEDIZIONE?

3) La campagna militare in Libia è ormai entrata nella sua fase finale ma la pacificazione del Paese è ancora lontana. La guerra, anzi, ha esacerbato le differenze, non solo tribali, aggiungendovi una scia di odio e di risentimenti che non sarà facile riassorbire. Lo stesso fronte dei ribelli pare lacerato da profonde divisioni, che si approfondiscono anzichè sanarsi. All’orizzonte si profila perciò una situazione all’irachena, molto instabile e dalla quale sarà difficile che nasca – se non dopo molti anni – una vera democrazia. In Iraq ci stanno provando da otto anni, con successi quantomeno discutibili e una lunga scia di sangue. Chiedo perciò a chi sarà deputato a gestire la nostra politica estera: QUALI SARANNO LE NOSTRE PRIORITA’ IN LIBIA? CI INTERESSA SOLO IL PETROLIO OPPURE CREDIAMO IN UNA NUOVA POLITICA DI COOPERAZIONE NEL MEDITERRANEO? E SU QUALI BASI? 

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3 Comments

  1. Alessandro Pintucchi

    Non bisogna sorvolare sul fatto che la popolazione stia del lato di Gaddafy come una logica che chi ha meno di 50 anni non conosce altro governo. I cambi in molte persone rappresentano paura del futuro.

    • nel caso in questione il futuro è un salto nel controllo straniero delle risorse, nella formazione di un governo che poggia sulle milizie alqaediste, nella probabile occupazione di forze militari di peacekeeping.
      Poichè i libici non volevano cambiare, esattamente come gli inglesi che si tengono da secoli la stessa forma di governo, non è il futuro che viene incontro, ma il passato coloniale, alias un ritorno al passato.

  2. Sì, ma con quale diritto noi “cambiamo” l’opinione delle persone, la vita di un Paese intero? Visti i risultati, poi…

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