Quelli che…oh, yeah

mag 15, 2012 by

Quelli che…oh, yeah

Ci sono quelli che sanno gia’ tutto, fedeli al partito preso oppure alla loro ideologia, e non hanno quindi bisogno di andare sul posto, per capire quello che sta succedendo. E ci sono quelli che sul posto ci vanno ma si affidano, a volte solo per pigrizia, alle veline e alle dritte dei propri angeli custodi, preferendo la comodita’ dei grandi alberghi e il piacere dello shopping. C’e’ infine chi va in giro come se fosse morso da una tarantola, fedele al motto che in questo mestiere bisogna consumare la suola delle scarpe, e parla con chiunque gli capiti a tiro, senza pero’ essere in grado di far la tara a quello che gli viene detto e raccattando al massimo qualche battuta di colore. A grandi linea si presenta cosi’ la tribu’ dei giornalisti italiani all’estero e non c’e’ percio’ da stupirsi se molti di loro soffrono – professionalmente parlando – di seri disturbi della vista: miopi, quelli che restando a casa non riescono a vedere al di la’ dei propri occhi; presbiti, quelli che pur calandosi negli avvenimenti, restano appiattiti sulla cronaca e non colgono il quadro generale; ipermetropi o astigmatici quelli che, ovunque siano, fanno fatica a mettere a fuoco gli avvenimenti che dovrebbero raccontare al loro pubblico, creando solo una grande confusione. Nessuno e’ immune da tali difetti, io per primo. Ma non sono molti quelli che vanno dall’oculista e si decidono a portar gli occhiali. 

Lorenzo Trombetta, collaboratore dell’ANSA e di Limes da Beirut, la vista l’ha persa invece per pignoleria. E per onesta’. Tutte le sere, infatti, -”dopo aver fatto il bagnetto” a mio figlio” - si mette a spulciare fra i suoi ritagli per fare il calcolo esatto di quanti morti ci sono stati quel giorno in Siria. Ed e’ cosi’ da 14 mesi a questa parte. “Se dico o scrivo che e’ morto un bambino voglio darne il nome, magari la foto e il link alle fonti che ho utilizzato – mi spiega. “E’ una contabilita’ che puo’ sembrare macabra - aggiunge -ma ritengo che abbia la sua importanza nel mare di propaganda che avvolge la crisi siriana.  Con il data base che mi sono creato ho scoperto ad esempio che un manifestante ucciso e’ stato accusato mesi dopo dal governo siriano di essere un terrorista. Se ne scoprono tante, di notizie cosi, in un campo e nell’altro. ”                                                                                                                                

Lorenzo e’ uno specialista di Siria e Libano. Frequenta questi paesi da 15 anni e ci vive stabilmente da sette, parla perfettamente l’arabo ed ha fatto un dottorato di islamistica alla Sorbona. Era inevitabile percio’ che le proteste esplose in Siria nel marzo 2011 ne facessero il giornalista italiano piu’ competente in materia, oltre che il piu’ assiduo nel seguire giorno dopo giorno quei tragici eventi. La polarizzazione dello scontro fra governo e opposizione armata, cosi’ come la guerra mediatica che si e’ sovrapposta alla guerra vera, gli hanno pero’ creato non pochi problemi, perche’ in questi frangenti sono i giornalisti-militanti ad avere piu’ fortuna, mentre l’onesta’ intellettuale non paga. ”Ho perso diversi amici – confessa -che hanno preferito tapparsi gli occhi di fronte all’evidenza. Io invece preferisco perdere il mio tempo a fare il conteggio, vero, dei morti.  Sento che e’ un mio dovere. Umano, oltre che professionale. Alrimenti e’ come se questa gente, uomini donne e bambini, piu’ di 11mila finora, non fossero mai morti”.

La video-intervista sulla Siria a Lorenzo Trombetta e’ disponibile sul sito www.lastoriasiamonoi.it/siria ed e’ la V puntata di SULLA VIA DI DAMASCO.Diario dalla Siria in guerra

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