Salvate il soldato Nello

gen 12, 2012 by

Salvate il soldato Nello

Premetto che non sopporto gli steccati corporativi nè le battaglie a suon di retorica, nè tanto meno l’omertà. E aggiungo anche che la nostra categoria, quella dei giornalisti, non ha bisogno nè di eroi nè di mitomani. Per questo ho deciso di rompere il silenzio sempre più imbarazzato e imbarazzante che circonda il collega della Rai Nello Rega, protagonista e al tempo stesso vittima di se stesso in una vicenda piuttosto patetica ma gravida di conseguenze, anche simboliche, su cui sarebe il caso di scrivere la parola fine.

Di che si tratta? Presto detto. Qualche anno fa, nel 2008,  Nello – che lavora a Televideo – si è innamorato di Amira, una ragazza sciita libanese, conosciuta nel corso di un viaggio da embedded con i militari italiani dell’Unifil. Non so se sia stato vero amore oppure un’infatuazione. Dal libro scritto da RegaDiversi e divisi”, pubblicato da una piccola, piccolissima casa editrice lucana – si evince solo che c’è stata un’empatia:   ”Un’empatia andata avanti fino a quando, all’improvviso, non si è interrotta. A un certo punto lei ha cominciato a frequentare un ragazzo palestinese e una ragazza italiana convertita all’Islam. Ha riscoperto il suo vecchio mondo, soltanto sopito ma mai abbandonato completamente. Dopodiché, è sparita, così, da un giorno all’altro, senza alcuna spiegazione. Io ho provato a cercarla e quello che ho scoperto mi ha fatto vedere e capire realmente chi avevo avuto di fronte fino a poco tempo prima: lei era entrata in contatto con delle cellule integraliste.”  E’ quest’ultima espressione la parola magica del libro, perchè il risultato di questa toccata-e-fuga sentimentale è che Nello Rega sarebbe entrato nel mirino di Hezbollah, che da allora lo perseguiterebbe, con minacce ripetute e attentati vari, a base di proiettili spediti a casa sua, spari sulla sua macchina e bombe davanti all’uscio di casa, solo perchè si sarebbe permesso di insidiare una donna sciita. A dirla tutta, Hezbollah avrebbe dichiarato guerra alla Basilicata, come qualcuno ha fatto notare. Una guerra fallimentare, viene da aggiungere, perchè tutti gli attentati sono andati a vuoto, nonostante la proverbiale efficienza e le eccezionali capacità organizzative di cui pure Hezbollah è accreditata, anche dagli israeliani. Ma tant’è. Nello ha comunque utilizzato le tribune più disparate per denunciare il pericolo che stava correndo. Il pericolo e ovviamente l’isolamento, che ne consegue sempre, più o meno come il grana sui maccheroni. E denuncia oggi, denuncia domani, a Nello Rega è stata affibbiata una bella scorta armata. Inoltre gli è piovuta addosso la solidarietà di mezzo mondo, dagli organismi di categoria alle massime istituzioni dello stato, con motivazioni talmente altisonanti da far impallidire i perseguitati politici più prestigiosi, da Nelson Mandela ad Aung San Su Kyi. E con buone ricadute, peraltro, sia in termini di notorietà che di vendite del suo libricino.

Peccato che la Procura di Potenza, dopo una lunga indagine, abbia deciso di iscrivere Nello Rega nel registro degli indagati  per “simulazione di reato”: le minacce e gli attentati che lui denuncia – l’ultimo il 6 gennaio – sarebbero cioè il frutto di mitomania oppure di un calcolo accurato. Da vittima a carnefice, come lui stesso ha commentato. Va detto al riguardo che  Rega in tutti questi anni ha evidenziato una conoscenza molto approssimativa sia di Hezbollah che, più in generale, dell’islam: al punto che nelle presentazioni del suo libro ha fatto sfilare donne in burqa - in Libano non li vendono nemmeno per Carnevale ! – e parla di Hezbollah come una banda di tagliagola specializzata nei delitti di onore, un mix fra la Spectra e la Buoncostume, che da buon conosctore della realtà libanese mi sembra campata in aria. Difficile perdippiù immaginare una persecuzione che si protrae negli anni, all’estero, per una vicenda così banale. A meno che Nello Rega non sia entrato nei panni di un’Oriana Fallaci in salsa lucana,  impegnato in una crociata personale contro i propri fantasmi  Ca va sans dire che non dobbiamo mai sostituirci ai giudici, nè emettere sentenze affrettate. Sono stufo però di una vicenda che va avanti ormai da anni, con palesi incongruenze, e mi associo perciò all’appello lanciato dal Quotidiano della Basilicata perchè si faccia chiarezza al più presto. Delle due l’una: o Nello Rega è un perseguitato politico – e sarebbe l’unico, fuori dal Libano, nella lista nera di Hezbollah –  oppure si è inventato tutto e va curato. Insomma, SALVATE IL SOLDATO NELLO REGA, prima che sia troppo tardi.

Aggiungo solo che ci sono troppi giornalisti minacciati in Italia dalle mafie e dai poteri forti per poterci permettere dei millantatori o dei mitomani a caccia di visibilità. Ne va della credibilità – già molto in calo – dell’intera categoria. E ai tanti che esprimono la loro solidarietà un-tanto-al-chilo a tutti e su tutto dico che forse, ogni tanto, servirebbe riflettere un po’  prima di regalare la propria firma a cause che non la meritano.  Così si farebbe un buon servizio alle tante cause giuste.

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2 Comments

  1. Grazie della citazione! E’ sorprendente come quasi nessuno si sia messo a riflettere su questa vicenda.

    Nessuno si ferma a ragionare per un attimo sulla questione, come invece fai tu.

    Nemmeno tra quelli che credono a Nello Rega, non ce ne è uno che dopo aver messo la sua firma di solidarietà, cerchi di indagare sull’incredibile attivismo di Hezbollah in Italia, che non avrebbe precedenti.

  2. finalmente qualche giornalista ha avuto il coraggio di parlare più che di indagare.

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