Siria: è l’opposizione che grazia Assad

gen 22, 2013 by

Siria: è l’opposizione che grazia Assad

Non è una bella notizia la decisione della Coalizione Nazionale Siriana (CNS) di sospendere, almeno per ora, la creazione di un governo di opposizione che operi nelle aree  ”liberate”, che sono sotto il controllo dell‘Esercito Siriano Libero (ESL).  E che il problema sia la mancanza di risorse finanziarie – oppure  le divergenze fra i Fratelli Musulmani e le altre componenti della Coalizione – poco importa.  In assenza di una direzione politica, sul terreno e non dai salotti dorati delle capitali estere, c’è il rischio infatti di favorire la crescente disaffezione nei confronti dell’ESL da parte della popolazione civile, sempre più provata dai sacrifici che la guerra impone. E’ proprio quello a cui punta Bachar al Assad. E l’agonia del suo regime rischia di essere procrastinata sine die.

Le notizie che giungono dalla Siria sono assai allarmanti al proposito. Da un lato, il confronto militare non fa registrare per l’ ESL dei grandi passi in avanti. Giorno dopo giorno, e al prezzo di grandi sacrifici, si avanza solo di qualche centimetro: ad Aleppo come a IdlibHama e Homs. Ma quel che è peggio è che la popolazione civile è sempre più insofferente al dazio che è costretta a pagare: mancano cibo, acqua, luce; e i rapporti con le brigate dell‘ ESL non sono sempre idilliaci, com’era all’inizio. C’è inoltre un’evidente deriva etnica e confessionale nel conflitto, favorita in parte dal prolungato stallo militare ma legata soprattutto al ruolo crescente dei gruppi combattenti più fondamentalisti e radicali. Infine, come in ogni guerra di liberazione, è vero che il fattore tempo non gioca a favore del regime – la cui ora è suonata – ma rischia quanto meno di annebbiare le speranze di un cambiamento che sia veramente democratico. 

E’ politico il deficit di cui soffre la rivoluzione siriana. Screditata in patria e ininfluente all’estero – se non come pedina nel Great Game che si sta giocando – l’opposizione siriana non può più permettersi di tergiversare. Creare un governo che assuma il pieno controllo delle aree “liberate” – e che amministri perciò la transizione – è la conditio sine qua non  per dare la svolta politica che serve. Lo si faccia al più presto, per venire incontro alla popolazione che soffre e per rispetto di quei 65mila siriani che hanno sacrificato la loro vita in nome della libertà.

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4 Comments

  1. Non fa un governo solo perche si deve fare altrimenti diventa un governo virtuale e non provvisorio e fa la fine del consiglio nazionale siriano.

    • admin

      sii più chiaro, Mirco…Cosa manca alla Coalizione nazionale Siriana per poter amministrare con un governo provvisorio le aree “liberate”?

  2. Snoopafella

    “Lo si faccia al più presto, per venire incontro alla popolazione che soffre e per rispetto di quei 65mila siriani che hanno sacrificato la loro vita in nome della libertà.”

    ma vaaaaaaaaaaaaaaff

  3. Adriana

    A parte della situazione sul campo che non solo non è per niente rosea ma vede questi gruppi di combattenti in difficoltà sempre più visibile, la “rappresentanza della Syria libera” ha in paese credibilità zero e gli stessi autori di quella accozzaglia sembrano di essersene convinti. Inoltre questi signori non sembrano molto fremere per poter ritornare in patria. In Syria a mio modesto parere ci sono solo due vie, o si cominci agevolare il dialogo tra le parti e senza richieste che si sa che non possono essere accolte oppure si scelga l’intervento diretto a faccia scoperta ( come chiesto dai tanti bravi cittadini nutriti dai media con una disinformazione globalizzata tipo Libia) e con le conseguenze, che a chi ama questo paese e ha una minima idea della complessità del problema fanno rabbrividire solo al pensiero. Non credo ci sia altra via…

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