Siria: no agli aiuti fai-da-te

apr 28, 2013 by

Siria: no agli aiuti fai-da-te

Questo post non avrei mai voluto scriverlo. Perché il popolo siriano vive da più di un anno in piena emergenza umanitaria e chiunque si mobiliti per aiutarlo andrebbe sostenuto. Il problema però è che anche le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni. Ed i siriani, oggi più che mai, non hanno bisogno di dilettanti allo sbaraglio, né tanto meno di mitomani o pseudo-amici animati solo da manie di protagonismo.

Era già successo ai tempi della guerra in Bosnia, a metà degli anni ‘90 . Anche allora c’erano decine di gruppi  fai-da-te, italiani e non solo, che raccoglievano aiuti (in denaro, medicinali e beni di prima necessità) e li portavano a Mostar oppure a Sarajevo senza però mai coordinarsi con gli organismi umanitari già presenti, che quel lavoro lo fanno da sempre.. Il risultato è che arrivavano centinaia di coperte laddove invece serviva il latte in polvere, e viceversa: Ancora più grave era il fatto che buona parte di questi aiuti finisse al mercato nero, alimentando  le mafie locali, che su queste distorsioni dell’umanitario nascono e prosperano.

In Siria si sta ripetendo quella stessa storia. Ci sono diversi organismi ufficiali – da Medici senza Frontiere all’Unicef e alla Mezzaluna Rossa -  che operano in assoluta discrezione, con grande professionalità e spirito di sacrificio, ma ci sono anche decine di pseudo-associazioni che con la loro mania di protagonismo ed il loro dilettantismo fanno solo danni. Ne ho avuto purtroppo la conferma parlando con diversi operatori umanitari incontri in Turchia in occasione del mio ultimo viaggio e quindi ritengo sia mia dovere denunciarlo.

Un’ultima nota. Rientrato dalla Siria ho scoperto che quelli di TIME4LIFE – uno dei tanti gruppi fai-da-te -  avrebbero scritto sulla loro pagina FB :“volevano rapire noi, hanno preso loro”. Che dire? Se la mania di protagonismo arriva fino allo sciacallaggio, beh, vuol dire che non ci siamo .

 

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20 Comments

  1. Emanuela Scarpa

    Ma come può dire che Time4life sia un gruppo fai da te che ha il solo scopo di fare sciacallaggio? Ma si è documentato? Come forse lei non sa ognuno di noi ha cominciato ad aiutare Elisa gratuitamente, offrendo il proprio aiuto perché lei 2 volte al mese parte e aiuta concretamente quelle persone. Tutti gli euro e le cose raccolte vengono devolute totalmente al progetto e a noi volontari nulla è dato di quei soldi e chi spedisce quanto raccolto lo fa’ di tasca propria.. quante associazioni “titolate ” possono dimostrare di donare il 100 per cento?per favore s’ informi

    • admin

      Ciao, Emanuele. Ovviamente non ce l’ho con chia aiuta ma con chi gestiste gli aiuti. Le segnalazioni ricevute sono tante e le critiche raccolte in Siria e Turchia ancora maggiori. Io penso che ognuno debba fare il lavoro che sa fare. Io non mi improvviso operatore umanitario e non mi piace che lo si faccia con pressapochismo e leggerezza. Resta pure del tuo avviso. Io mi limito, da giornalista, a denunciare quello che ho appurato.

  2. sham hurra

    Time4life none un fai da te un gruppo organizzato molto bene e di tanti italiani che aiutano molto il siriani e magari tutti come loro

    • july

      ‘sham hurra’ solo uno come te poteva difenderli. Non ti vergogni di usare la stessa bandiera che portavi alle manifestazioni pro Bashar?

  3. Isabella

    Gentile sig. Ricucci,
    Forse non è poco da giornalista scrivere: “Un’ultima nota. Rientrato dalla Siria ho scoperto che quelli di TIME4LIFE – uno dei tanti gruppi fai-da-te – avrebbero scritto sulla loro pagina FB :“volevano rapire noi, hanno preso loro”. Che dire? Se la mania di protagonismo arriva fino allo sciacallaggio, beh, vuol dire che non ci siamo .” ?

    “Avrebbero scritto”…se lo l’ha trovato scritto si cita l’autore del post (perché si tratta di un gruppo FB) oppure adesso tutto quello che è nei commenti a un blog o a un socialnetwork è verbo di chi lo ospita. Stia allora attento ai commenti, non si sa mai che qualche giornalista non li prenda per sue affermazioni.
    Cordiali saluti

    • admin

      cara Isabella, la notizia mi è stata segnalata da diverse persone. E d’altronde lo ha confermato su FB la stessa fondatrice di TIME4LIFE, ieri, a commento di questo post. Quindi, inutile fare dell’ironia un-tanto-al-chilo.

    • ..confermo che la frase è apparsa. L’ho letta. E’ rimasta poche ore sulla pagina di Time4Life per poi essere cancellata. Credo che questo sia a conferma della consapevolezza anche se tardiva da parte dell’autore, dell’esagerazione dei termini e delle condizioni descritte. Ho letto con attenzione quanto descritto in quest’articolo da Ricucci e non trovo nulla di inesatto. E possibile non condividere le conclusioni, ma gli elementi sono corretti.

      • Isabella

        Gentile Amedeo,
        mi devo scusare per l’osservazione che ho fatto molti mesi fa. Non nella forma (rimane il fatto che le affermazioni sarebbe meglio ‘attestarle’), ma per il contenuto. Lei ha ragione a mio parere. Lo ho riconosciuto già a maggio e luglio scorsi. L’esperienza diretta, per fortuna ormai terminata moltissimi mesi fa (mia e di molti altri), mi fa capire che avrei dovuto pesare meglio le sue parole e comprenderne la saggezza. Concordo anche con le osservazioni di alcuni commenti al post. L’aiuto umanitario non è esposizione mediatica e narcisismo, non è scaricare qualche scatolone di ciò che si trova distribuendolo a pochi che finiscono per lottare perdendo il bene più prezioso che è la dignità per avere qualcosa, non è strumentalizzazione dell’immagine dei bambini ridotti a mendicanti. Ma è pianificazione, valutazione, progettualità, competenza, collaborazione e soprattutto reale capacità di comprendere e dialogare con il territorio e con i suoi abitanti. Queste cose non si improvvisano. Le auguro buona domenica.

        • admin

          Non devi scusarti, Isabella. A volte, purtroppo, bisogna sbatterci la testa contro alcune realtà, che non sempre si mostrano per quello che sono. L’importante è fare tesoro di tutte le esperienze, Buona fortuna.l

  4. Giulia

    Giornalismo dovrebbe voler dire INFORMARSI prima di scrivere qualcosa ed è evidente sig.Ricucci, lei che di lavoro fa “l’informatore” non si è informato a sufficienza su Time4Life prima di scrivere quella frase. Qui non è questione di “rimanere della propria idea” ma di raccogliere più di “una frase su facebook” prima di dare un giudizio; dato che lei non porta aiuti, faccia almeno bene quello che pretende di fare, senza quel pressapochismo che tanto critica e vada ad appurare meglio ciò che fa quella associazione davvero. Grazie.

  5. yasser

    ciao Amedeo, ho sempre condiviso i tuoi pensieri e le tue analisi e le tue dichiarazioni ma non questa volta, non starò qui a dirti le mie ragioni perche le sai già, ho ammirato una persona correta e spero di non sbagliare.

  6. Veronica

    Io l’ho visto quel post .. Qualche ora dopo la sua pubblicazione fu cancellato .
    Amedeo la penso come te

    • Luca

      Quel post fu una vergogna, una mania di protagonismo di livello unico. Ma non ci fu solo quello. Poco dopo fu scritto “Tranquilli, tutto a posto. Fra poche ore li liberano”. ed alla richiesta su come sapessero questa cosa, fu risposto “fonti locali”.

      Io mi domando se a distanza di meno di un’ora da quando fu dato il lancio in Italia del rapimento, si possano scrivere simili idiozie, e trovare pure chi li difenda.

      E prima che qualcuno mi dica qualcosa, per TIME4LIFE ho raccolto pure dei medicinali, quindi il mio giudizio è proprio di delusione. Non metto in dubbio quello che facciano, ed il ben che perseguono. Ma questo protagonismo, questo egocentrismo è completamente stonato, fuori luogo. Le minacce di diffamazione al Sig. Ricucci, fanno poi scendere ancora di più tutto quanto al livello del ridicolo.

      • admin

        grazie Luca. Se ho deciso di affrontare questo tema è perchè avevo ricevuto tante, troppe segnalazioni. Ho voluto verificarle e quando sono arrivato ad Antiochia, in Turchia, le ho confrontate con le inmpressioni di diversi operatori umanitari presenti sul posto, che stimo perchè li vconosco da anni. E’ gente che opera nell’anonimato, che non si vanta di quello che fa né si fa bella col trucco quando arriva in un campo profughi. Ho scoperto che il problema c’è, è serio e va arginato. Senza per questo umiliare la voglia di fare, l’umanità e la sensibilità dei tanti che, anche in Italia, hanno scelto di dare una mano al popolo siriano che soffre.

        • daniela

          decine di pseudo-associazioni che con la loro mania di protagonismo ed il loro dilettantismo … sono le associazioni che si imbellettano prima di arrivare al campo profughi? ma perchè fare di tutta l’erba un fascio? perchè non dare il giusto nome alle cose? questo modo di generalizzare non fa bene a nessuno …

  7. gentile Ricucci,
    mi chiamo Orazio Truglio e sono un fotografo. Mi occupo principalmente di immagini pubblicitarie e da studio. Come reporter ho all’attivo solo qualche spedizione in giro per il mondo e alcuni reportage di viaggio. Mai fatto guerra o catastrofi. E neanche cronaca. Un giorno di marzo, un professore della mia ex scuola di fotografia mi chiama chiedendomi se ho indicazioni utili da fornire ad un collega che si appresta ad un viaggio in Siria. Mi racconta che l’amico ha visto un’intervista fatta da La7 ad Elisa Fangareggi di Time4Life e ne è rimasto folgorato: vuole riempire il suo camper di aiuti umanitari e raggiungere il campo di Azaz al confine con la Turchia. Io lo incontro. L’uomo è una buona persona, onesta e con buone intenzioni, ma in Siria si spara e io esprimo i miei dubbi. SI discute.
    Risultato: mi convince e decido di partire con lui. Ne parlo ai miei collaboratori e un mio assistente si unisce al gruppo. Informato della notizia, un giovane corrispondente di un giornale locale chiede il furgone al padre e si aggrega.
    Il 27 marzo partiamo da Monza con due mezzi, il camper del professore, un vecchio Ducato del ‘95 e un Mecedes Spinter del ’98. Abbiamo un carico di 15 quintali composto da vestiario smesso, giocatoli vari, alimenti per bimbi, medicinali di primo soccorso e una somma di denaro donata al professore da alunni della scuola e amici vari. Il viaggio è autofinanziato da noi 4.
    La Meta è Kilis, confine turco-siriano. Per consentire ai nostri amici a casa di seguire l’iniziativa apriamo il gruppo facebook “Pasqua in Siria”. Con grande stupore, in meno di una settimana contiamo oltre 4.700 adesioni e una vivacità di scambi assolutamente imprevista.
    Il viaggio è semplice e l’unica difficoltà la riscontriamo in dogana greco-turca dove impieghiamo ca 20 ore per risolvere il passaggio. Ma passiamo.
    Arrivati a Kilis scopriamo che nessun mezzo straniero può entrare in Siria. Con l’aiuto di un contatto siriano di Time4Life trasferiamo il nostro prezioso carico su un mezzo del posto ed entriamo al campo consegnando (a detta del direttore del campo stesso) il maggior carico di aiuti mai ricevuto. Siamo stati in territorio siriano la sola giornata di Pasqua, giusto per onorare il nostro impegno. Siamo rientrati in Italia il giorno del vostro fermo. Immaginiamo il rischio che abbiamo appena corso. Ma noi non s’era in un teatro di guerra.

    Ora: la nostra impresa è stata per molti versi imprudente e frutto di una spinta estemporanea e non organizzata. Ma è stata giusta? E’ andata bene.. e ora si può facilmente dire di si. Non abbiamo fatto nulla di eroico e niente che si sarebbe potuto fare in assoluta sicurezza.

    Abbiamo creduto di poter dimostrare che si può fare.

    Chiunque può arrivare a Kilis, città di confine, e lasciare aiuti in denaro, medicine e tutto quanto possibile trasportare compatibilmente con le dogane e i mezzi a disposizione. Qualcuno può anche attraversarlo il confine, magari con organizzazioni “aperte” come Time4Life e quindi raggiungere a piedi il campo di Bab al Salam. Noi l’abbiamo fatto solo per consegnare personalmente il nostro prezioso carico. Con gli uomini del campo abbiamo organizzato una distribuzione di quanto possibile e documentato in modo onesto e discreto.

    Nota.
    Scrivo ora in prima persona perché questa è una mia posizione personale e che difendo. Nel gruppo che abbiamo incontrato ho visto uomini e donne in buona fede e armati di grande volontà, ma anche il “turista solidale” che con la macchinetta fotografica al collo girava per il campo mascherato da improbabile reporter. L’ho trovato inopportuno, con l’approccio da gita allo zoo piuttosto che da visita di cortesia. Una volta rientrato ho visitato le loro pagine facebook e le ho travate piene di immagini dei bimbi del campo. Le classiche immagini di gruppo e loro sorridenti al centro. Il tutto guarnito da commenti zelanti di amici e parenti. Li ho chiamati e espresso il mio disappunto.

    Ho misurato l’inevitabile euforia che colpisce di protagonismo e mitomania chi compie imprese inusuali e dal profilo eroico, che porta ad esprimere affermazioni fuori luogo e senza senso che nulla hanno che vedere con la realtà delle condizioni vissute e del livello di pericolo reale, ma che alimentano il mito. E non ho condiviso.
    Se tutti ci ricordassimo che in Siria c’è un conflitto, sarebbe più facile comprendere la realtà dei campi. Ma credo che le bombe su Aleppo siano invisibili a molti.

    L’esposizione mediatica è una droga facile e insidiosa.

    E’ vero che può esistere una tendenza mitomane da parte di chi si rende protagonista di imprese inusuali e facilmente lodevoli come la presenza sistematica in un campo profughi, ma è anche vero che ci sono un sacco di quasi giornalisti che per riempir facili pagine di settimanali erigono ad eroi semplici cittadini che nulla fanno se non tentar di fare.
    Le due categorie esistono, hanno regole e struttura. Sia quella dell’operatore umanitario che quella del giornalista sono professioni. E nessun mestiere si inventa. Ma in tutta onestà, credo che a nessuna delle due si possano ascrivere le figure descritte qui sopra.

    Con simpatia .

    Orazio

  8. Stefania

    Ciao
    mi dispiace molto leggere questo post! Ho esitato a lungo prima di inviare aiuti perché continuo a capire poco della Siria (o quello che capisco non mi piace). Ci ho vissuto 2 anni (1989-91) sotto Hafez e so bene che cos’è il regime ma… non mi piacciono i video che vedo sul web, solo uomini barbuti e donne velate, bambini che piangono e persone ferite. La chiamo “cultura del martirio” e non mi piace. Finora ho aiutato un’organizzazione di medici siriani in Italia che si chiama Ossmei, ma ora ho appena visto un video sulla loro pagina fb di un parto cesareo, lasciamo perdere. Ma come si fa a aiutare concretamente le persone che stanno nei campi profughi? Soldi è difficile raccoglierli perché c’è la crisi, ma molte persone danno volentieri vestiti (in ottimo stato), medicine e materiale scolastico. A chi inviarlo???

  9. Lorenzo

    Sono stato il promotore di “Pasqua in Siria”. La filosofia del nostro gruppo è quella di dimostrare che si può fare e fare bene. Non vogliamo soddisfare nessuna carica di adrenalina, semplicemente arrivare in sicurezza fin dove possiamo. Mi ricordo la discussione avvenuta durante il primo viaggio. La Farnesina aveva appena diramato l’avviso, rivolto agli italiani e in particolare agli attivisti di T4L di non entrare in Siria. Ne abbiamo discusso e la mia posizione e quella degli altri era improntata sulla prudenza. Eravamo disposti a non entrare nel campo, affidando il carico a Firas e alle persone di sua fiducia perchè potessero consegnarlo quando la situazione fosse diventata più tranquilla. Non era la paura che ci faceva ragionare in questo modo ma il desiderio di non rovinare, con gesti da inesperti appunto, una spedizione di quintali di aiuti e di migliaia di consensi e piccoli contributi che tantissime persone ci avevano affidato. Sulle dichiarazioni assurde, sul concentrare su di sé l’attenzione mediatica, sul passare per eroi a tutti i costi non possso che essere d’accordo fanno male a tutti e creano un filone di aspettative da film che é estremamente dannoso. Coordiniamoci, lavoriamo per obiettivi comuni, citiamo con orgoglio le associazioni riconosciute che lavorano con serietà e continuità nei punti caldi del mondo. Noi ci stiamo concentrando per ora sul campo di Bab al Salam dove c’è un’organizzazione che sa come operare e dove Firas garantisce e coordina, non mi sognerei mai di cercare di portare aiuti in solitaria al campo profughi vicino al confine giordano o di arrivare in città all’interno della Siria. So benissimo che là le persone hanno forse più bisogno di ricevere quello che abbiamo portato e che porteremo ma sono fuori assolutamente dalla capacità organizzativa del gruppo di cui faccio parte. Basta polemiche portiamo avanti con intelligenza e un pizzico di umiltà quello che sappiamo fare.

    • daniela

      Lorenzo, condivido e ti appoggio… vorrei solo fare una piccola aggiunta … T4L è fatto da tante persone, tutte in buona fede, se alcune possono aver commesso degli errori non trovo giusto che l’attacco sia rivolto a tutta l’associazione … e comunque rimango dell’idea che sia sempre meglio chiarirsi di persona e non pubblicamente, in questo modo si alimenta la polemica e la diffidenza …

    • patrizia

      appoggio completamente quanto scritto da Lorenzo. c’è chi fa e lo fa bene…le polemiche sterili lasciamole fuori.

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