Sui 2 marò meglio il silenzio

lug 22, 2012 by

Sui 2 marò meglio il silenzio

A me questa campagna stampa per la liberazione dei due marò italiani sotto processo in India non mi va proprio  giù. Perchè, in nome del patriottismo, mi pare che si tenda a travisare i fatti. Il che non fa onore ai colleghi che prestano la loro penna e la loro credibilità a questa causa, che pure (per alcuni aspetti) ha un nobile fine. Mi ero già espresso al riguardo, in questo post. Ma siccome continuo a leggere un sacco di scemenze è il caso di tornarci sù.

Prendete questo articolo del Giornale del 17 luglio. Il lancio è roboante: “Gli indiani d’Italia con i nostri marò: vanno liberati subito. Firmano 200mila immigrati”. E subito spontanea sorge la domanda: ma come avranno fatto  tutti questi immigrati, che vivono sparsi per il Belpaese, a firmare in massa questo appello? Li hanno forse contattati uno per uno, setacciando le fattorie e i ristoranti in cui lavorano? Poi leggo l’articolo e scopro che si tratta di una iniziativa dell‘Associazione Indiana del Nord Italia, che parla a nome dei 200mila indiani che dice di rappresentare ma a cui, in realtà, non ha mai chiesto una firma. E poi, sorvolando sul titolo fuorviante, c’è un’altra questione:  nella situazione in cui vivono gli immigrati in Italia - anche gli indiani, deboli come tutti in fatto di diritti e perciò ricattabili – poteva l’Associazione in questione rifiutarsi di intercedere a favore dei nostri marò? Non è stata, la sua, un’iniziativa di facciata, magari opportunamente suggerita da chi di dovere? Francamente non mi pare che il Giornale si sbracci a favore degli immigrati, che anzi tratta spesso a pesci in faccia. E quindi tutto questo risalto – il pezzo era titolato a sei colonne – mi pare un po’ ridicolo.                                                                                                                     

Tradisce il giornalismo dei fatti anche l’editoriale che è stato pubblicato oggi dal Corriere della Sera. Va bene chiedere infatti agli italiani di non dimenticare i nostri due marò. Ma non per questo li si deve assolvere prima ancora che venga chiuso il processo. E allora che senso ha dare per acquisito il fatto che la nostra nave si trovasse in acque internazionali e perchè tirar fuori delle presunte stranezze nella gestione indiana della vicenda, come a lasciar intendere che c’è un complotto anti-italiano, a cui bisogna  opporsi?  Non vorrei che questo editoriale fosse da collegare alla risposta che dava ieri ad un lettore, sullo stesso giornale, l’ambasciatore Sergio Romano; il quale, su questa vicenda, visti i suoi trascorsi, potrebbe essere ben informato. Riporto di seguito sia la lettera che la risposta:

“È da tempo che seguo con attenzione la vicenda dei nostri due marò ancora trattenuti nel Kerala (India) e per i quali si è mobilitata tutta l’Italia. Ritengo giusto che l’Italia contesti la legittimità della giustizia indiana nel processare i nostri due militari essendosi «l’illecito» consumato in acque internazionali con la conseguenza che essi devono essere giudicati da un tribunale della Repubblica italiana. Non ci sono dubbi sul fatto in sé: per le due morti c’è una chiara responsabilità dei due marò. Ci troviamo di fronte a un tragico incidente, a un reato configurabile quale omicidio o colposo o preterintenzionale. A riprova di ciò c’è l’indennizzo da parte dell’Italia alle due famiglie che hanno subito la perdita dei loro cari, affinché non si costituiscano parte civile, unitamente alle doverose scuse dei due militari alle rispettive famiglie. Giunti a questo punto aiutiamo in tutti i modi i nostri connazionali che si stanno comportando con serietà, dignità e facendo onore all’Italia, ma non trasformiamoli in eroi! La qual cosa suonerebbe come un’offesa alla giustizia indiana, che forse anche per tale motivo cercherà di rinviare il loro trasferimento in Italia. Quando i due marò rientreranno nel nostro Paese, e ciò avverrà sicuramente visto che l’India e il Kerala in particolare non nutrono sentimenti ostili verso di noi e vorranno finalmente rispettare la convenzione internazionale, auspico che vengano accolti con sentimenti unicamente di umanità e vengano sottoposti a giusto processo. Ricordiamo che sono due persone che hanno sulla coscienza due morti, ancorché causati da un tragico errore.

I nostri due soldati detenuti in India che fine hanno fatto? Non se ne parla più ormai da mesi. Lei sa qualcosa?
Claudio Eccher; Renato Moradei , imoradei@gmail.com

Risposta dell’ambasciatore Sergio Romano:

“Cari lettori, Nella vicenda dei marò le cose che non so e non ho capito sono più numerose di quelle che credo di avere capito. Non so se questo tragico incidente sia accaduto in acque totalmente internazionali. Non so se vi siano stati altri colpi di fucile oltre a quelli sparati dai soldati italiani. Non ho ancora capito perché alla loro nave sia stato permesso di entrare in un porto indiano. Non mi è piaciuto che l’opinione pubblica italiana desse per scontata la loro innocenza e non vorrei che qualcuno ora desse per scontata la loro colpevolezza. E mi piacerebbe capire infine perché i pescatori indiani, con i tempi che corrono, continuassero a navigare nei pressi di una nave straniera che lanciava verosimilmente segnali d’allarme. È questa la ragione per cui, dopo avere pubblicato qualche lettera sull’argomento, abbiamo pensato che valesse la pena di stare ad aspettare. A lei, caro Moradei, e ad altri lettori che hanno inviato lettere simili alla sua, rispondo che il silenzio, in questo momento, conviene a tutti. Conviene al governo italiano che può negoziare senza essere continuamente nella luce dei riflettori. Conviene al governo indiano che deve tenere conto delle reazioni nazionalistiche della propria pubblica opinione e farà un passo indietro soltanto quando l’attenzione della società indiana sarà assorbita da un altro avvenimento. E conviene ai marò, probabilmente consapevoli, a questo punto, del fatto che una decisione a caldo è sempre peggiore di una decisione a freddo. “

N.B. Tocca segnalare che a portare avanti questa campagna un po’ mistificatoria sui nostri due marò sono molto spesso giornalisti che, per varie ragioni, hanno rapporti consolidati  con gli ambienti militari e del nostro ministero della Difesa. Legittimi, per carità. Purchè non si traducano in “marchette”, più o meno esplicite. Battersi per portare a casa i nostri due marò non autorizza nessuno a fare il gioco delle tre carte.    

 

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1 Comment

  1. Angela

    Sempre interessante leggere i suoi pensieri. A.V.

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