Sulle donne di Bengasi

feb 17, 2012 by

Sulle donne di Bengasi

La torre pendente che campeggia sull’insegna la riconoscono probabilmente in pochi. Però al “Pisa” si mangia una discreta pizza ed è anche per questo, oltre che per i mega-schermi al plasma e gli arredi moderni, che è diventato un locale fra i più trendy di Bengasi. Peccato che, dietro la facciata all’occidentale, si nascondano abitudini decisamente antiquate e sessiste, che non fanno una buona pubblicità nè alla Rivoluzione libica del 17 febbraio nè all’islam che va per la maggiore da queste parti, in Cirenaica. Il locale infatti è diviso in due da un muro di cemento, con le entrate ben distinte: da un lato stanno i maschi single, dall’altro le donne e le famiglie. E’ così dappertutto a Bengasi, anche all’Università, dove nelle aule maschi e femmine stanno insieme ma senza mischiarsi, come pure nelle mense e nelle biblioteche. Per le donne c’è in pratica una sorta di apartheid, che a Tripoli per fortuna non c’è e che non ha pari nelle altre grandi città del Maghreb delle stesse dimensioni (750mila abitanti).

“Bengasi e la Cirenaica sono molto tradizionalisti – mi dice Hathim, l’interprete, che ha vissuto per un paio d’anni in Inghilterra -  e mentre lo dice prova a fare il filo a quattro ragazze incontrate al Museo della Rivoluzione, che però non lo degnano nemmeno di uno sguardo. “Io voglio due mogli - aggiunge imperterrito - e voglio fare un sacco di figli, per rimpiazzare i martiri che sono caduti in questi mesi lottando contro Gheddafi”. E’ stato Hathim ad invitarci  a cena a casa sua, una serama non si è nemmeno sognato di presentarci la madre e le altre donne di casa, “perchè non si usa“.  Anche lui ha una facciata molto all’occidentale – ascolta solo rapper USA e i Pink Floyd, porta jeans e Adidas – ma sotto il vestito nasconde una mentalità da medioevo salafita. 

Morale della favola: sarà pure una Rivoluzione, quella del 17 febbraio, ma sul piano del rapporto fra i due sessi e dei diritti delle donne il rischio è che oggi in Libia si faccia un passo indietro e non avanti. Ai tempi di Gheddafi, infatti, le donne erano riuscite ad imporre buone leggi in fatto di matrimnio e di eredità, così come erano riuscite a sventare dei clamorosi colpi di coda dei tradizionalisti, impedendo ad esempio che passasse una legge che vietava i viaggi all’estero delle donne senza l’autorizazzione del marito o dei familiari. Adesso invece c’è il rischio che la Sharia diventi legge dello stato e che quelle conquiste vengano oscurate. Motivo in più per vigilare.   

 

 

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1 Comment

  1. the Muslim Salafi mentality I’ve gained .. is something i’m proud of and it’s never been hidden …

    the laws were put by human .. proved that they can be wrong but Sharia is the law which was put from the seventh sky ..

    all it needs is to be well understood .. and well applied ..

    and it can never be a risk , the Libyan people believe that the Sharia is the best law to be applied

    and that’s what we’d love to see in our new Libya

    ___

    the separation between the two sexes in Benghazi is something positive .. not as you with your western mentality try to see it as a defect in the new Libya

    it preserves the social errors .. keens respect .. and the traditions of the Libyan society ..

    i think that you people can never understand the special properties of the Libyan society and i think that is the reason you always write what’s not relevant to the factual life style of the Libyan people.

    P.S

    There is Nothing can be better in Qaddafi’s time than it is now

    Getting rid of Qaddafi in itself is the greatest thing can ever happen to us !

    We never regret the revolution .. we never even look back at Qaddafi’s time !

    the name is HATIM .. not Hathim !

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