Troppo buoni

apr 20, 2014 by

Troppo buoni

Combattono le Battaglie che noi non abbiamo il tempo o la forza di combattere. Cavalcano intrepidi per il Mondo sotto le insegne del Bene. Lanciano Crociate, creano Eroi, scatenano Guerre immancabilmente Giuste. Sono i Professionisti della Solidarietà: buoni per definizione,  troppo buoni per essere veri.                                                        

Ha suscitato non poche polemiche I Buoni, l’ultimo libro di Luca Rastello. Ma io trovo che siano (quasi) tutte polemiche pretestuose, un fuoco di sbarramento  a difesa più di una Idea che di una Realtà. Quello di Rastello non è infatti il primo libro che scandaglia e indaga il “lato oscuro” del volontariato e della solidarietà. Altri ce ne sono stati – si legga ad esempio L’industria della Carità, di Valentina Furlanetto – e altri ne verranno, per il semplice fatto che il problema esiste ed è sacrosanto che lo si affronti sulla pubblica piazza e non solo in privato, fra amici o nei vari confessionali. Rastello però ne ha parlato in un romanzo, un ottimo romanzo. Ed è questo secondo me che ha scatenato gli anatemi contro di lui. Perché un romanzo è più incisivo, temibile e difficile da accettare. E poi un romanzo non ha né cerca prove a sostegno, il che lo rende più facilmente sconfessabile, tanto più per un reato impalpabile qual è quello di “lesa maestà”.

Io li vedo all’opera da anni questi Professionisti della Solidarietà. Nella loro variante internazionale, che forse è la peggiore. Perché è di fronte alle grandi tragedie che la Retorica del Bene tocca i suoi picchi di ipocrisia. E poi perché è in mezzo alle grandi tragedie che si costruiscono gli Imperi della Carità. Ovunque nel mondo, tutti i giorni, vedo Narcisismo Mitomania, Malaffare, Spregiudicatezza, ad opera di chi invece se ne dichiara immune e raccoglie soldi in nome di una sua presunta “diversità”.  Certo, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Lo so io e lo sa anche Luca Rastello, che in questo settore ha lavorato per anni. Ma ciò non toglie che sia giunta l’ora di vederci chiaro, senza para-occhi. Il perché lo dice lo stesso Rastello nella dedica iniziale, alle sue figlie: “Per sfuggire”.

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