Tutti i volti del potere

nov 29, 2011 by

Tutti i volti del potere

Megalomane, profeta, psicopatico, eroe, satrapo, rivoluzionario, canaglia, visionario, terrorista. Muammar Gheddafi è stato tutto questo e il suo contrario. Per il presidente egiziano Anwar Sadat era “il cane di Tripoli” che cercava di seminare zizzania nel mondo arabo. Per Ronald Reagan solo “un pagliaccio”, che attentava però alla sicurezza del mondo libero. Per tutti gli altri un Satana spregiudicato, disposto a tutto pur di affermare il suo Potere. Lui incassava. E si faceva beffe di tutti. Ma chi era veramente Muammar Gheddafi? E soprattutto, come ha fatto a diventare uno dei personaggi più conosciuti e controversi dela sua epoca?

A queste domande cerca di rispondere il documentario-inchiesta “MUAMMAR GHEDDAFI: Tutti i volti del Potere”, che va in onda stasera su Rai 2, alle ore 23.30, per “La Storia siamo noi”. L’ho girato assieme a Massimiliano Campanile (fotografia) e Franco Greco (suono), e l’ho montato con Cinzia Mattei e Marco Spinnato. All’interno ci sono interviste con: Romano Prodi (ex Presidente della Commissione Europea), Angelo del Boca (storico), Nicola Mastronardi (storico), Lucio Caracciolo (direttore Limes), John Burns (giornalista New York Times), Yussef Chakhir (storico libico, ex oppositore di Gheddafi) e Enass Ahmedi (direttrice del quotidiano riformista Oea).
Dal documentario emerge tutta la complessità di un personaggio che non è affatto riducibile alla vulgata degli ultimi mesi, che l’ha ridotto ad un banale “tiranno”. Gheddafi infatti è stato anche altro. Tanto per cominciare è stato il leader illuminato che con la Rivoluzione del 1969 ha dato l’unità, l’indipendenza vera e la libertà alla Libia, liberandola dal giogo neo-coloniale e dallo strapotere delle multinazionali petrolifere. E poi è stato l’erede di Gamal Abd el Nasser, di cui ha portato avanti il sogno del panarabismo, ed è stato il finanziatore di diversi movimenti di liberazione del terzo Mondo, nonchè il creatore dell’Unione Africana. Tutto questo l’ha fatto per sete di potere e non solo, perchè – come riconosce Romano Prodi – gli va datto atto di un’intelligenza rapida e spesso lungimirante”.
La parte più interessante del documentario, a mio avviso, resta però l’analisi delle radici della contestazione a Gheddafi, esplosa a Bengasi nel febbraio del 2011. Secondo lo storico Nicola Mastronardi – di cui è appena uscito un bel libro: Gheddafi: La rivoluzione tradita” – l’insofferenza dei libici nei confronti del loro leader risale agli anni della svolta radicale del 1977-1979, quando cioè nasce la Jahamairia, il cosiddetto “Stato delle masse”. A quella forma di democrazia diretta, infatti, i libici non sono preparati; e inoltre la sua attuazione avviene secondo metodi coercitivi, che privilegiano il clan di Gheddafi e la ristretta cerchia dei suoi uomini. Gheddafi, aggiunge Mastronardi, se la prende anche con i commercianti e i grandi proprietari, inimicandosi così una classe sociale dal peso determinante. Da qui il risentimento, che trova sbocco nei diversi tentativi di colpi di stato falliti, fino alla rivolta di questa primavera.
Chissà se i libici rimpiangeranno Gheddafi. Propabilmente no. Perchè per 42 anni li ha privati della libertà, obbliggandoli a vivere un sogno che non potevano e non volevano condividere. Ma la Libia di oggi deve molto a Muammar Gheddafi. E sostituirlo non sarà facile.

P.S. Questo il link al promo del documentario. L’intera puntata sarà comunque disponibile a partire da domani sul sito de La Storia siamo noi.

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1 Comment

  1. VISTO, bellissimo, grazie !

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