Un Nobel che non aiuta la Pace

ott 9, 2011 by

Un Nobel che non aiuta la Pace

Diciamolo senza peli sulla lingua. In barba al politically correct e alla retorica. La decisione di assegnare il Nobel per la Pace 2011  alla signora Ellen Johnson Sirleaf, attuale Presidente della Liberia, ha suscitato diversi mal di pancia e sta avendo come strascico non poche critiche, sia in Liberia che sulla stampa internazionale. E’ vero infatti che i giurati di Stoccolma hanno inteso premiare “tre protagoniste della lotta non violenta in favore delle donne e dei loro diritti nei processi di pace” – come ha spiegato il loro Presidente, Thorbjoern Jagland – ma non si può dimenticare il fatto che il curriculum vitae della Sirleaf non è così limpido come quello delle altre due donne premiate assieme a lei: la yemenita Tawakkol Karman, che sta guidando a Sana’a la rivolta contro l’autocrate Saleh, e la militante per i diritti civili Leymah Gbowee, anch’essa liberiana ma da sempre al servizio della società civile, di cui è espressione autentica. 

E’ passato in particolare sotto silenzio il fatto che la Sirleaf sia stata  fra i sostenitori (e finanziatori) del famigerato Charles Taylor, che diede inizio alla guerra civile che ha insanguinato la Liberia dal 1990 al 2003, facendo più di 250mila morti. L’ha amesso anche lei, all’epoca, salvo aggiungere che era stato un abbaglio della prima ora, quando Taylor si presentava a tutti come un democratico, che voleva solo liberare il suo paese dalla dittatura di Samuel Doe. E in effetti la Sirleaf presepoi le distanze da lui, chiedendo scusa e riuscendo anche a spodestare Taylor dalla Presidenza della Repubblica, nelle elezioni del 2006. Resta però il fatto che il Tribunale per la Verità e la Riconciliazione, istituito a Monrovia alla fine della guerra civile, l’ha comunque inserita nella lista delle  personalità da interdire dalle cariche pubbliche per ben 30 anni. E questo nonostante il Tribunale abbia dovuto operare sotto la Presidenza della Sirleaf, dunque sotto pressione,  e in un Paese come la Liberia dove la giustizia è spesso un optional. Va detto poi che la Sirleaf è assai apprezzata da FMI e Banca Mondiale, i padroni del mondo, che l’hanno aiutata non poco a salire al potere e che oggi ne caldeggiano la conferma, nelle elezioni previste fra un paio di settimane. Una semplice coincidenza?

Diciamo insomma che non è tutto oro quel che luccica. Nemmeno un Nobel per la Pace. Daniel Bergner, un collega che la conosce bene, ha tracciato due giorni fa sul New York Times  - qui la traduzione in italiano della rivista Internazionale – un ritratto abbastanza corretto della Sirleaf, senza nasconderne le ombre. In Italia ci si è limitati invece a celebrarne le luci, come hanno fatto Emma Bonino e Adriano Sofri. Un po’ poco, secondo me. La retorica non serve, nemmeno alle donne.

{lang: 'it'}

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>