Ventose, Citofoni & Giornalismo d’inchiesta

set 17, 2011 by

Ventose, Citofoni & Giornalismo d’inchiesta

“Scusi, è lei il cugino del famoso camorrista Tal dei Tali?”. E l’altro, dal citofono: “No, non c’è nessuno qui. Se ne vada.” Ma il reporter incalza:  “Guardi, volevo solo sapere che ne pensava dell’ultimo agguato a…”. Ancora dal citofono: “Via, vada via. Fuori dai coglioni. Ha capito?”. Stand-up final del giornalista, assai soddisfatto : “Vedete, qui nessuno parla. E sempre così in terra di camorra. L’omertà regna sovrana. E la tensione sale alle stelle”.

Il dialogo è immaginario. Ma non più di tanto. Perchè il giornalismo televisivo d’inchiesta, all’italiana, sì è ormai affezionato ad un armamentario di mezzucci che magari fanno scena – e un poco di ammuina – ma sono di dubbia eticità e non contribuiscono certo a fare informazione corretta. L’uso del citofono è un must. Ad inventarlo sono stati i Santoro’ Boys, tanti anni fa, e ormai è diventato un tratto distintivo del nostro giornalismo d’assalto, di cui maschera però, secondo me, le insufficienze. Tutte le volte che non si riesce a cavare un ragno dal buco, ci si appende infatti ad un citofono, sperando di trovare un condòmino abbastanza incazzato, da sputtanare o da mettere alla berlina, a sua insaputa. Più popolare ancora è la ventosa, ovvero la telefonata registrata e (quasi sempre) non dichiarata. Si accende la telecamera in redazione, si fa il numero prescelto e si provoca a ruota libera l’interlocutore, in genere vip, che non sa di finire in onda e, quindi, piscia spesso fuori dal vaso. L’ultima trovata è infine la micro-camera, che diversi colleghi utilizzano non per filmare l’Afghanistan dei talebani e dei mille divieti ma le banali e sboccate conversazioni da bar, in luoghi pubblici, oppure per raccogliere qualche sfogo privato, con l’inganno: l’obiettivo dichiarato è quello di cogliere gli umori della “gggente”, su temi provocanti e controversi – dall’immigrazione clandestina alla pena di morte – ma a me pare che lo spirito sia più vicino alla pruderie che al giornalismo.

Al limite del consentito sono infine i fuori-onda, vale a dire le dichiarazioni rese off the record, alla fine di un’intervista, che non sempre hanno un interesse supremo che le giustifica e che spesso violano la privacy dei malcapitati, i quali stanno parlando in piena libertà e non dovrebbero dar conto a nessuno nè dei propri toni nè dei propri giudizi. Chiunque di noi, in un fuori-onda, sarebbe censurabile. Non tollero infine nemmeno le docu-fiction con cui vengono drammatizzate le intercettazioni telefoniche ed altre situazioni cui il giornalista non ha assistito ma di cui si sente autorizzato a fornire una rappresentazione, che spesso è viziata dalla soggettività e condiziona perciò l’ascolto e la visione da parte del telespettatore.

Si dice spesso che l’uso di queste scorciatoie sia l’unica risposta possibile al Potere, che si è fatto sempre più opaco e sempre più arrogante. Il citofono e la ventosa, insomma, sarebbero armi (improprie) della contro-informazione. Io non ci credo. Penso semmai che siano lo specchio di un mestiere, il nostro, in cui si ha sempre meno voglia di consumare la suola delle scarpe e si ha un’idea sempre più vaga delle regole a cui un giornalista deve attenersi. Pur di guadagnare infatti un punto di share, c’è chi è disposto a tutto, anche a barare. E non mi si venga a dire che il fine giustifica i mezzi…

P.S. A chi voglia saperne di più su questo mestiere e sulle sue declinazioni all’italiana consiglio caldamente un vecchio libro di Wolfgang Achtner, IL REPORTER TELEVISISIVO, che è ancora attuale.

Share this:

{lang: 'it'}

4 Comments

  1. giovanni ruotolo

    Buongiorno Amedeo, concordo pienamente con quanto hai scritto non a caso gli standard di molte televisioni vietano in maniera assoluta (Svizzera Italiana) o limitano in maniera rigidissima (BBC) questo strumento, che fra l’altro è anche poco intelligente usare in questo modo perché poi rende più difficile il lavoro per tutti. Chi si fida di parlare con qualcuno che potrebbe avere un microfono nascosto?

    • admin

      Hai colto perfettamente il punto, Giovanni. Ovunque tranne che in Italia le informazioni raccolte con questi mezzucci da spioni gossipari non sono considerate NOTIZIE, a meno che non vengano suffragate da altri, ben più probanti riscontri, ottenuti con mezzi leciti e senza mai violare la privacy. Da noi invece sono LA NOTIZIA. E trovo poi scandaloso che all’interno degli organismi di categoria, laddove la Deontologia dovrebbe trovare conforto, si perda invece tempo nel varare inutili Carte che non proteggono nessuno…

  2. Orlando

    Un bellissimo post che mostra chiaramente il livello della nostra TV, ma soprattutto il livello degli spettatori, che non si sentono insultati quando viene propinato loro un ‘servizio’ in diretta davanti ad una porta chiusa.

  3. Wolfgang Achtner

    Caro Amedeo,

    Amedeo,

    siccome mi hai citato, mi permetto di far sapere a te e ai lettori del tuo blog che il mio libro di testo accademico sul giornalismo televisivo e’ stato da me ripubblicato in versione aggiornata nel 2006, per cui lo considero estremamente attuale.

    Per chi fosse interessato, e’ ordinabile online dalla casa editrice Morlacchi, di Perugia.

    http://www.morlacchilibri.com/universitypress/Wolfgang%20M.%20Achtner%20libro-179.html

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>