Vincere per la Patria
Vabbè partecipare, ma vincere, vuoi mettere? Dà tutta un’altra soddisfazione! E’ questa, ridotta all’osso, l’ideologia strisciante che sovraintende alle grandi manifestazioni sportive internazionali, le quali solo in apparenza – o solo in parte – celebrano gli ideali cari al barone De Coubertain, mentre in realtà – o di fatto – sono un campo di battaglia, sia pur simulato, dove la geopolitica la fa da padrona, anche se con sembianze inedite. Lo si vede in questi giorni agli Europei di calcio, con gli stadi che fanno da cassa di risonanza alle spaccature e ai sussulti che agitano il Vecchio Continente, alle prese con la crisi più grave dai tempi delle due Guerre Mondiali. E ancor di più lo dimostra la storia delle Olimpiadi, che da tempo sono un vero e proprio un affare di stato, in grado di accrescere o diminuire il prestigio delle varie nazioni sullo scacchiere delle relazioni internazionali.
L’aveva capito alla perfezione l’Unione Sovietica, che per quarant’anni combattè anche alle Olimpiadi la Guerra Fredda che la opponeva agli Stati Uniti e più in generale al mondo occidentale. Furono anni di sfide memorabili, soprattutto negli sport di squadra – una fra tutte: la finale di basket a Monaco, nel 1972, col canestro vincente segnato da Belov all’ultimo secondo - con questi due mondi contrapposti e pronti a farsi la guerra atomica che sfruttavano la vetrina olimpica per dimostrare la propria supremazia. Vinse quasi sempre l’URSS, la cui macchina da guerrra sportiva fece man bassa di medaglie, fino alla sua implosione, nel 1991. E a dire il vero le Olimpiadi furono uno dei pochi settori in cui il socialismo ebbe la meglio sul capitalismo, senza trucchi, o quasi (mi riferisco al doping e non solo, ma questa è un’altra storia). 
Oggi che l’Unione Sovietica non c’è più, la geopolitica olimpica vive di altre sfide, forse meno epiche ma ugualmente interessanti. Innanzitutto quella fra gli Stati Uniti e la Cina, superpotenza sportiva ormai collaudata, lanciata alla conquista del mondo. Ma siccome il mondo è sempre più multipolare, per effetto della globalizzazione, anche i valori sportivi si sono livellati e c’è perciò uno stuolo di nazioni sportive che tallona i primi della classe e si dà battaglia subito dietro le prime file. Basta dare un’occhiata, per averne conferma, alle previsioni giù a destra sul medagliere delle prossime Olimpiadi di Londra, che si apriranno fra meno di un mese. E confrontarle con il medagliere di sinistra,relativo alle Olimpiadi di Seul, del 1988, le ultime a cui parteciparono l’URSS e i paesi comunisti. Sono passati poco più di vent’anni ed è cambiato tutto, nell’olimpo sportivo. Non è morto però l’orgoglio nazionale e, con esso, la sua deriva sciovinista; che oggi si manifesta in modi diversi – ad esempio con l’assurda campagna acquisti degli atleti più talentuosi da parte degli Stati arabi del Golfo – ma che è sempre ben viva, con buona pace del barone De Coubertain. Le Olimpiadi restano infatti un evento globale, dove un pugno chiuso alzato sul podio a mo’ di sfida – ve lo ricordate? Era a Città del Messico, nel 1968 – ti rende più famoso di un Premio Nobel.
Sulla Guerra Fredda alle Olimpiadi ho realizzato anni fa, con gli amici della Road Television, un bel documentario in due puntate dal titolo “I DUELLANTI”, che è possibile vedere sul sito de La storia siamo noi. E’ stato girato fra la Russia e gli Stati Uniti, con interviste a diversi campioni olimpici e ricostruzioni inedite di alcuni fra i momenti più emozionanti e drammaticio di quella sfida sportiva.
| Squadra | Tot. | |||
|---|---|---|---|---|
| 55 | 31 | 46 | 132 | |
| 37 | 35 | 30 | 102 | |
| 36 | 31 | 27 | 94 | |
| 12 | 10 | 11 | 33 | |
| 11 | 14 | 15 | 40 | |
| 11 | 6 | 6 | 23 | |
| 10 | 12 | 13 | 35 | |
| 7 | 11 | 6 | 24 | |
| 6 | 4 | 6 | 16 | |
| 6 | 4 | 4 | 14 |












io tifavo come un pazzo per Jantorena….la terza via naturalmente.