Yankee go home

nov 12, 2011 by

Yankee go home

L’ultimo pasto caldo nelle mense verrà servito il 20 novembre. Poi, agli ultimi soldati americani rimasti a Camp Victory, alla periferia di Baghdad, toccherà arrangiarsi con le razioni militari. Fino alla partenza, che verrà completata entro il 31 dicembre 2011. Chiuderà così i battenti la più grande base militare mai costruita dagli Stati Uniti all’estero. E fra le colonne di marmo italiano e i soffitti a stucco dell’Al Faw Palace che ne ospitava il Comando Centrale tornerà finalmente il silenzio. Un silenzio pesante, perchè l’avventura iniziata il 20 marzo 2003, con l’invasione dell’Iraq di Saddam Hussein, si lascia dietro una lunga scia di sangue: più di 100mila vittime civili, cui vanno aggiunti 55mila insorti uccisi,  e 4500 soldati americani morti, più 320 dei paesi alleatiUn bilancio da far tremare le vene ai polsi. Soprattutto se si considera che otto anni e mezzo dopo la fine della guerra l’Iraq non è stato ancora pacificato e la democrazia – che George W.Bush ha preteso di esportare con le armi – è ancora solo un simulacro, piuttosto pallido.

Con lo smantellamento di Camp Victory si chiude in ogni caso un’epoca. Quella delle guerre che gli Stati Uniti e i loro alleati gestivano in proprio, anche per lunghi periodi. Non ci sono più le risorse finanziarie, ormai, e gli americani hanno sempre meno voglia di fare i gendarmi del mondo, preferendo il soft power alle esibizioni muscolari . Questo però non vuol dire che non ci saranno più guerre. L’esempio della Libia sta lì a dimostrare che si possono fare guerre“per procura”, supportando cioè i propri alleati locali, ma senza mettere più a rischio la vita dei propri uomini. E d’altra parte è  l’era dei droni, molto più discreti e assai più efficaci. Sarà un modello post-coloniale e ultra-tecnologico, adatto ai tempi. 

Nell’attesa di vederne i prossimi effetti, mi chiedo che fine faranno le carpe del piccolo lago che circonda l’Al Faw Palace?  Ricordo che erano fameliche. E dubito che il governo iracheno,  a cui dal 1° gennaio 2011 passerà l’amminstrazione di tutto questo sfarzoso complesso – Saddam lo fece costruire per uno dei suoi figli – le tratterà con gli stessi riguardi dei soldati USA. Le uniche cose che gli americani si porteranno via sono la toilette che Saddam Hussein ha utilizzato durante la sua detenzione e la porta blindata della sua cella. Finiranno in un museo dell Polizia Militare, in Missouri. Per il resto, lasceranno tutto – veicoli compresi – e andranno via alla chetichella. Nemmeno le date dei convogli per la partenza verranno rese note. Si temono attentati. Barack Obama ha definito questa nuova fase New Dawn, nuova alba. Ma a me pare piuttosto un tramonto. Decisamente triste.

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